Siamo arrivati al secondo giorno della nostra trasferta; prosegue il progetto di dominio del mondo da parte del laboratorio.
La giornata inizia presto, dobbiamo essere alle 9 in università (distanza in linea d'aria 300 m) e, per non sbaglare, Marco si sveglia alle 7:30.Enrico finge bene di continuare a dormire, Andrea è meno scaltro e viene ripetutamente invitato a levarsi al suono di "dai Andrea, che poi facciamo tardi!".
Fatte le abluzioni mattutine e radunati i nostri stracci, paghiamo il conquibus e ci avviamo verso la lontana facoltà di Ingegneria situata in una via dal nome significativo "via Diotisalvi". Dopo ben cinque minuti di cammino, con uno zoppo e fermandoci anche a comperare i biglietti del bus, giungiamo alla meta e quasi automaticamente Marco si dirige verso il bar. Cerchiamo di capire se facciano un capo in b, ma ci accontentiamo di un italianissimo cappuccino. E' giunta l'ora di cercare la sede del workshop: di cartelli/manifesti/indicazioni nemmeno l'ombra. Scopriamo che la facoltà di architettura è nello stesso edificio di IngInf, cosa che ci lascia perlomeno perplessi, ma restiamo affascinati dall'architettura dell'edificio (decisamente più bello del DEEI ops. DIII).
Finalmente troviamo il workshop e capiamo perchè non ci fosse lo straccio di una indicazione: la sala è grande come la biblioteca del DEEI e noi tre siamo le uniche persone non centrano nulla con il dottorato di Pisa.
Ci fermiamo in corridoio un attimo in contemplazione, immaginando un giovanissimo Bartoli che si aggira per questi locali. In realtà questi sono un po' angusti e rivalutiamo il nostro dipartimento.
Andrea immediatamente _molesta_ fa amicizia con un'autoctona, una ragazza (si proprio una ragazza) al primo anno di dottorato in IngInf. Anche Enrico è giustamente allibito e propone di fare una foto per testimoniare la veridicità delle nostre parole. Lo stupore sulla faccia di Andrea è esplicativo, come lo è anche il terrore negli occhi di lei (per la cronaca subito dopo la foto lei si è girata ed è scappata).
Inizia il workshop e siamo stupiti dal numero di persone: nella stanza ci sono tutti i dottorandi di Pisa e Trieste, siamo in netta minoranza, ci superano di 8 a 1! Le presentazioni sono interessanti: la prima sessione parla di sicurezza informatica, nel dettaglio si parla di algoritmi per la condivisione in gruppi di chiavi di cifratura, di layer di sicurezza in reti di sensori e di geolocalizzazione con privacy.
La seconda sessione ci lascia un po' più perplessi. Marco si lancia in domande architetturali, il sistema ricorda molto il proxy di Fabiano, e costringe l'oratore ad ammettere che il suo sistema è un man-in-the-middle... scatenando l'ilarità generale.
Il dottorando è sportivo e scambia due parole con noi; cerca beta testers per il suo sistema (piattaforma per il context-sharing fra dispositivi) e finisce col mollare il suo biglietto da visita ad Enrico.
Durante le presentazione notiamo un docente i cui modi di fare ci risultano familiari: è incredibilmente reattivo e abile nel fare domande in grado di mettere in crisi e stroncare tutto un lavoro con poche parole. Con una breve indagine scoprimo che è un collega di vecchia data del capo, anzi, è il motivo per cui il capo è a Trieste; che si conoscano così bene onestamente non ci stupisce.
Durante la pausa continuiamo il giro turistico per il dipartimento e scopriamo il logo di un laboratorio.
Pensiamo subito cosa potrebbe dire il prof. Eric "Pigna" Medvet, probabilmente "il mio logo è più bellino".
Alla ripresa c'è una presentazione che interessa particolarmente Andrea: si tratta di forcasting di produzione elettrica con un sistema ibrido. Andrea tempesta di domande la povera dottoranda mentre la tutrice lo incenerisce con lo sguardo, ma lui non se ne accorge e continua. Lo stalking prosegue anche durante la pausa, la ragazza presa per sfinimento gli chiede un contatto: abile!
Viene il turno di un lavoro che stuzzicava l'interesse di Enrico: features selection using mi-documents. Classificazione di testi: interessante, a parte il fatto che i fantomatici mi-documents non siano altro che le singole parole di un documento.
Seguono presentazione più alla moda, forse troppo: tema social-network. Si parla di ego network e altre amenità, con numerosi riferimenti a sociologi... siamo un po' dubbiosi.
La presentazione finisce e noi lasciamo la facoltà, non prima però di aver salutato un ex compagno di squadra del capo "Ha detto Bartoli di appendere le scarpe al chiodo o di venire a Trieste a sfidarci". Chissà quali oscuri messaggi massonici fra atenei... mah!
Foto di rito davanti all'ingresso e poi via verso la stazione.
Non perdiamo l'occasione per immortalare un po' di fauna locale e, cosa curiosa, non c'è bisogno che la proposta parta da Andrea perchè Enrico ha capito tutto con largo anticipo. Lui e Marco si prestano a fare da soggetti secondari per una foto "ricordo".
Un po' di corsa prendiamo il treno e un pacco di cracker che saranno la nostra cena. Cambiamo a Firenze Rinfredi e ci separiamo: Andrea e Enrico in un vagone, Marco solo soletto in un altro. Ci sono opinioni discordanti su quale sia il gruppo più fortunato. Occupiamo le lunghe ore di viaggio scrivendo questo post (grazie piano dati!) e facendo i compiti per casa di Standford...
Domani si torna al caro capo in B (anche il friulano sottoscrive).
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