Non so se avrò successo e neanche se riuscirò a stroncare gli ammutinamenti che, ne sono certo, nostromo e vicenostromo stanno organizzando.
Sono comunque fermamente motivato a proseguire.
Nel periodo di "vacanza" appena terminato ho letto una frase illuminante che ha contribuito a consolidare questa decisione, che peraltro avevo già preso. Si tratta di un frammento del discorso del Premio Nobel per la Letteratura 2010, Mario Vargas Llosa. Lo riporto qui perché spero sia utile:.
"...el talento es una disciplina tenaz y una larga paciencia" (si trova a pag. 2 del pdf).
Il lavoro di uno scrittore che vince il Premio Nobel per la Letteratura è probabilmente uno dei lavori intellettuali più lontani dal nostro. Lui può essere completamente creativo, la nostra creatività è invece limitata da una quantità incredibile di vincoli e paletti:
- problema e soluzione devono essere scientificamente innovativi a livello globale;
- rilevanza ed innovatività non possono essere solo affermate ma devono basarsi su dati di fatto;
- identificare questi dati di fatto richiede lo studio e l'analisi di una quantità enorme e dinamica di letteratura scientifica e tecnica;
- le soluzioni devono basarsi su prototipi ed esperimenti la cui realizzazione di norma richiede molto tempo e presenta grosse difficoltà tecnologiche;
- etc etc etc.
Bene, se neanche uno che lavora praticamente senza nessun vincolo può permettersi di sedere e scrivere liberamente, ma ha bisogno di "disciplina tenaz" e "larga paciencia", come possiamo pretendere di farlo noi ?
E' ovvio che nessuno di noi può permettersi di lavorare semplicemente sedendosi di fronte al computer e facendo continuamente la prima cosa che gli passa per la testa. Dobbiamo avere anche noi "disciplina tenaz" e "larga paciencia". Lavorare con metodo non è istintivo, occorre sforzarsi.
P.S. Come ho detto più volte io non so quale sia il metodo giusto. Lo cerco di continuo. Il fatto però è che un metodo ci vuole.
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